Land grabbing in Africa, le responsabilità della Banca Mondiale

Secondo un rapporto di alcune organizzazioni, alcuni dei progetti finanziati in tutto il mondo dalla Banca Mondiale, come ad esempio le concessioni per l’industria alimentare, hanno conseguenze devastanti per i Paesi in Via di Sviluppo, primi fra tutti l’Africa, creando povertà e aumento del numero degli sfollati. Tali progetti incrementano l’accaparramento della terra e violano i diritti fondiari delle comunità. Nel rapporto vengono indicati anche alcuni impegni che la Società finanziaria internazionale, il braccio privato della BM, dovrebbe seguire per i propri finanziamenti ad alto rischio.

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Fondi pensioni e investimenti, la sfida dell’Africa Sub Sahariana

Per combattere povertà e gap sociali in Africa si potrebbe partire dalle pensioni. Fino a solo un decennio fa si calcolava che appena il 10% della popolazione anziana dell’Africa Sub Sahariana avesse accesso a una pensione contributiva. Oggi, la situazione è migliorata ma non di molto, considerato che nella maggior parte dei Paesi, la sola sicurezza di ricevere un trattamento pensionistico è lavorare per il settore pubblico, per grandi aziende oppure essere parte delle classi agiate che possono permettersi uno schema privato. Riforme e nuovi meccanismi di protezione sociale si rendono necessari, intanto ci sono Paesi che stanno dando l’esempio.

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Burundi: Iwacu, gli eroi dell’informazione che sfidano il potere

Questa è la testimonianza di un giornalista burundese in esilio, Antoine Kaburahe, fondatore e direttore del settimanale Iwacu, l’unico media indipendente di informazioni di carattere generale che non sia stato distrutto nel tentato golpe del maggio 2015. Il giornale ha continuato le pubblicazioni in condizioni estremamente difficili. Al momento Antoine è in esilio in Belgio, dopo essere stato più volte convocato dalla giustizia del Burundi. Dirige a distanza la testata e incoraggia i suoi colleghi a lavorare nonostante il contesto molto pericoloso. Moltissimi altri giornalisti burundesi sono stati costretti all’esilio, e dal luglio 2016 uno di loro risulta scomparso.

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Il ruolo della cultura nello sviluppo del continente africano

L’Africa comprende un’enorme diversità di norme e prassi culturali. Differenze tra regioni, nazioni e gruppi etnici che devono essere riconosciute. Piuttosto che considerare questa ricca diversità culturale come un ostacolo per lo sviluppo, il continente dovrebbe trarne vantaggio nella propria ricerca di uno sviluppo economico e dovrebbe cambiare il proprio atteggiamento verso il lavoro, la fiducia interpersonale, il tempo, i giovani e le donne. Questo articolo esamina brevemente alcuni fattori culturali che hanno avuto un’influenza negativa sullo sviluppo delle nazioni africane e, successivamente, prende in considerazione alcune risorse culturali e il loro potenziale, come ad esempio la musica, il turismo culturale e il cinema.

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Sahara Occidentale, la lotta contro l’occupazione marocchina

In quest’intervista Malainin Mohamed Lakhal, giornalista e traduttore Saharawi, riflette sulla lotta del suo popolo per la libertà. “Credo che molti popoli africani non sappiano che c’è una nazione africana colonizzata che sta ancora lottando. Molti, tra cui i Sudafricani, pensano forse che la gloriosa lotta contro l’Apartheid sia stata l’ultima lotta e l’ultima resistenza contro l’oppressione, il colonialismo e la segregazione. Ebbene non è così. I Saharawi stanno conducendo proprio ora una battaglia simile contro un regime coloniale africano che sta usando le stesse strategie e la stessa violenza utilizzate una volta dal regime dell’Apartheid”.

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Africa, giornalismo investigativo e media italiani

Per informarsi seriamente su questo continente i media italiani dovrebbero dare spazio a report e inchieste di media e giornalisti africani, esperti del loro territorio e dei relativi aspetti sociali, politici ed economici. Spesso i nostri media si affidano invece al giornalismo mordi e fuggi, finito il tempo dei corrispondenti dall’estero. Con il riproporsi di luoghi comuni, di opinioni più che fatti, magari con l’atteggiamento dei buoni samaritani. Di giornalisti impegnati, in Africa ce ne sono in realtà una miriade, basterebbe smetterla di pensare in modo eurocentrico per scoprire e imparare a raccontare meglio le realtà del continente.

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Gradazioni di nero, alle radici dell’afrofobia in Sudafrica

La xenofobia è l’avversione verso chi proviene dall’estero. Ma gli africani non possono considerarsi tra loro estranei o “stranieri”. Ciò che accade nel Paese che veniva chiamato “rainbow nation” è la forma estrema di un elemento che possiamo rintracciare nelle società nere in tutto il mondo: variazioni dell’odio verso sé stessi espresso come rabbia neri-contro-neri. Secondo quest’analisi, tradotta da Pambazuka, nel corso della Storia la supremazia bianca ha privato gli africani del proprio potere a tal punto che l’unica reazione è diventata la violenza irrazionale.

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Ghana, 110 tra ministri e sottosegretari per 28 mln di abitanti

Un numero al di sopra di ogni media e, secondo le di ogni necessità, come si commenta nel Paese. Si tratta di un “family’s and friends’ government” – il Governo di amici e parenti – come è stato ribattezzato sia da parte della stampa che dalla gente della strada. Il Governo più mastodontico nei tempi della Quarta Repubblica. Alcuni ministeri sono stati smembrati per costituirne due, altri sono stati costituiti ex novo. Naturalmente il presidente, Nana Akufo Addo, che è anche capo del Governo, si difende. Si tratta, dice, di un “investimento necessario per il Paese”. Ma tale scelta peserà non poco sul bilancio pubblico.

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Grandi Laghi: l’eau sacrée, ovvero il piacere sessuale femminile

Proviamo a sfatare un altro mito, quello che la sessualità in Africa sia tabù e la soddisfazione femminile qualcosa da evitare ad ogni costo. Siamo in Rwanda, noto anche a chi non si interessa d’Africa per il genocidio del 1994. Ma questo piccolo Paese non smette di stupire. La più alta percentuale di donne in Parlamento al mondo, 64%, e indicatori di scolarizzazione che danno bambine e ragazze in lieve aumento sui maschi. E poi c’è la sessualità. Libera, scelta, soddisfatta. Dell’acqua sacra, quella che nasce dal corpo femminile e sgorga nel mondo, ha deciso di parlare un documentarista freelance, Olivier Jourdain, che ne ha realizzato un film.

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Nigeria del Nord, il volto femminile del desiderio di pace

I dati pubblicati nel giugno 2016 dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di 2 milioni di nigeriani costretti ad abbandonare le proprie case. La violenza continua e i disastrosi danni ambientali hanno avuto serie ripercussioni soprattutto sulla popolazione femminile. Nel nord del Paese più della metà degli sfollati – per la precisione il 53% – sono donne. Vi sono poi le sopravvissute alle violenze di Boko Haram, che tornano a casa ma che vengono poi emarginate, assieme ai figli avuti dai ribelli. A tutto ciò si aggiungono gli enormi problemi emotivi per i maltrattamenti, gli abusi fisici e psicologici subiti.

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