La sofferenza inosservata degli sfollati interni

Le notizie quotidiane sul gran numero di rifugiati che affluiscono in tutta Europa in cerca di soccorso e protezione, e sui milioni che si trovano alle porte dell’Unione in nazioni come la Turchia, la Giordania e il Libano, non hanno bisogno di ulteriore copertura. Resta invece meno documentato e meno noto – forse perché le sue ripercussioni non hanno raggiunto il mondo occidentale – il problema degli sfollati interni (IDP), fenomeno di dimensione ancora più ampia. La questione pare rimanere relegata in un angolo della coscienza mondiale.

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Eurozona e media, la crisi spiegata da prospettive locali

La crisi dell’Eurozona, una questione molto complessa che ha ripercussioni economiche, politiche e sociali per tutte le nazioni coinvolte, rappresenta la sfida più grande che l’UE si sia trovata ad affrontare. I media europei se ne sono occupati ampiamente, ma resta da vedere se sia stata data un’adeguata esposizione di tutti gli aspetti complessi della crisi, sia sulla stampa che in televisione, e se i media dei diversi Paesi si siano concentrati in modo sufficiente su tutti questi diversi aspetti superando prospettive localistiche. Uno studio rivela le modalità di copertura della stampa e l’approccio dell’informazione alla questione.

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Tortura e processi in diretta nella Libia neo-colonizzata

I negoziati sono ancora al palo mentre il Paese è in piena crisi economica. La situazione è aggravata dalla mancanza di un sistema legale, giudiziario e politico. Le diverse milizie, armate e create dagli Stati Uniti e dalla NATO, continuano a pattugliare le città, i paesi e i villaggi della nazione, molestando, rubando, assalendo e uccidendo i civili. E a causa dell’impatto sociale ed economico della guerra, la nazione è anche incapace di affrontare la crisi dell’emigrazione in espansione nel Nord Africa. I trafficanti di esseri umani adescano e caricano su imbarcazioni instabili i migranti, alla ricerca di asilo politico in Europa.

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Femminismo imperialista, Islam e interventi armati

“Il femminismo coloniale/imperialista ha assunto forme vecchie e nuove negli USA. Uno dei contesti della rinascita del femminismo imperialista negli Stati Uniti è ad esempio l’invasione dell’Afghanistan nel 2001”. Ma l’Afghanistan è stato solo l’inizio e una parte dell’imposizione di cliché femminili. E oltre alle guerre giocano un importante ruolo gli show televisivi, libri e pubblicità. Il cosiddetto “femminismo coloniale”, nato nel XIX secolo nel contesto del colonialismo europeo, insiste sulla nozione che il “mondo musulmano” barbaro e misogino, debba essere civilizzato dall’Occidente liberale e “illuminato”; una retorica conosciuta anche come Orientalismo di genere.

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Hacking Team e le rivelazioni sull’Etiopia

La scorsa settimana è stata pubblicata una vasta raccolta di email che dimostra come l’azienda di sorveglianza italiana Hacking Team abbia venduto le proprie tecnologie a governi di tutto il mondo. Tra i vari governi coinvolti c’è anche quello dell’Etiopia: le informazioni trapelate hanno mostrato che l’obbiettivo erano i giornalisti etiopi residenti negli Stati Uniti. Il governo etiope ha un record deplorevole riguardo alla libertà di stampa, e la diaspora dei giornalisti etiopi è di vitale importanza per presentare la situazione reale all’interno del Paese. Perché un Paese così dipendente dagli aiuti esteri spende milioni di dollari per spiare i propri giornalisti in esilio?

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Diritti e criminalità in Messico, l’opinione dei cittadini

Applicare le norme sui diritti umani vuol dire anche proteggere i criminali? Una ricerca rivela l’opinione dei messicani. Il Paese sembra trovarsi davanti ad un bivio: combattere il crimine oppure proteggere i diritti di chi è accusato di averlo commesso? Il governo messicano, nel 2008, ha attuato una riforma della giustizia penale per codificare le norme internazionali, come la presunzione di innocenza e l’assistenza legale durante gli interrogatori. Alcuni pensano che il tempo e il denaro speso per questa riforma siano fuori luogo di fronte alla violenza incontrollata delle gang mentre altri la considerano importante e urgente.

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Unione Africana, dopo 52 anni vive ancora la colonizzazione

Continua, con il consenso delle forze occidentali, la brutale occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco. Territorio conosciuto ufficialmente come Repubblica del Saharawi e Stato membro a tutti gli effetti dell’ex OAU dal 1982 e uno degli Stati fondatori dell’Unione Africana. L’Organismo ha da poco celebrato la sua nascita con il rammarico di dover constatare che il continente è ancora lontano dal realizzare quel concetto di panafricanismo teorizzato dai suoi fondatori. Si assiste invece ad una forma di neo-colonialismo di uno Stato africano su un altro.

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Diritti umani e religione in Bangladesh, un difficile equilibrio

La recente ondata di uccisioni cruente di blogger critici dell’Islam – la religione di stato del Bangladesh, indica i crescenti rischi che gli attivisti per i diritti e lo sviluppo devono affrontare in questa nazione mentre si muovono in un contesto sempre più intollerante e pericoloso. In realtà, nel corso del decennio precedente, il Bangladesh avrebbe potuto rivendicare il proprio ruolo come nazione portavoce di una società relativamente più tollerante e pluralista all’interno del mondo islamico.

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In vendita le testimonianze della storia africana

Opere d’arte storiche in vendita sui mercati europei, spesso illegalmente: ma in Africa il tema non suscita sufficienti reazioni. Il Consiglio Internazionale dei Musei, ha inserito alcuni manufatti africani in una Lista Rossa. Vi si afferma che questi manufatti sono così importanti per comprendere la civiltà e la storia africana che in nessuna circostanza dovrebbero essere esportati al di fuori del loro Paese di origine o essere messi in vendita. Sulla Lista Rossa ci sono terracotte provenienti dal Burkina Faso, dalla Costa D’Avorio e dal Ghana, dal Mali, dal Niger e dalla Nigeria.

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Turchia, dritti in carcere i giudici che sfidano il potere

Le elezioni non sono andate come voleva il presidente turco, Erdoğan, che voleva trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale. La deriva autoritaria è stata però fermata nella urne. Il suo partito, AKP, ha ottenuto il 40,8%, il partito filocurdo ha raggiunto il 12,9% conquistando così 82 deputati. I nazionalisti il 16,4%. Ora il partito islamico non potrà governare da solo, avendo infatti solo una maggioranza relativa. In questo articolo la situazione alla vigilia del voto e la politica di arresti e violazioni nei confronti dell’opposizione, magistrati e giornalisti.

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