Sudafrica, l’eredità dell’Apartheid sulla nazione arcobaleno

La fine del regime di Apartheid nel 1994 ha alimentato le speranze di molti, specialmente tra chi aveva sofferto la sottomissione e lo sfruttamento razziale per secoli. La tanto celebrata ‘nazione arcobaleno’ e il racconto di una società non razziale hanno infuso la speranza di un nuovo inizio. Ciò ha tuttavia anche comportato un’aspettativa ottimistica, piuttosto prematura, di migliori rapporti tra bianchi e neri. I recenti episodi di razzismo richiedono una nuova riflessione sulla riconciliazione nell’era post-apartheid e sull’agenda del Paese.

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Nigeria, protezione costituzionale per gli sfollati interni

In Nigeria, il problema degli sfollati interni ha assunto proporzioni notevoli: oltre due milioni di persone sono dovute fuggire dalle loro case a causa della violenza di Boko Haram nel Nordest del Paese, mentre milioni di altre ancora sono scappate per cause diverse, compresi i disastri naturali o per far posto a progetti per lo sviluppo. La gravità della questione ha portato a richieste di soluzioni legislative concrete per proteggere e promuovere i diritti degli sfollati interni: questo è il motivo per cui l’assenza di un quadro legislativo nazionale per gestire la crisi sta ricevendo molta attenzione.

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Gli anziani d’Africa, energia e impegno sociale da tutelare

Il 30 gennaio di quest’anno i Governi africani hanno adottato un Protocollo per i diritti degli anziani: ciò è avvenuto dopo otto anni di stesure e modifiche, lobbismo, trattative e pressioni per il loro riconoscimento. Ciò rappresenta il livello più alto di impegno politico da parte dei leader africani per la promozione e la protezione dei diritti degli anziani. Intanto anche il lavoro di un esperto indipendente dell’ONU dà impulso all’adozione di strumenti legali. Ora è importante che gli Stati dell’UA accelerino i processi di ratifica del Protocollo e sostengano la richiesta di un’apposita Convenzione da parte delle Nazioni Unite.

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L’Africa dell’avanguardia scientifica che il mondo non conosce

Da molto tempo il resto del mondo è convinto che l’Africa non possa creare proprie invenzioni scientifiche e questa sorta di mito può essere ricondotto all’epoca della schiavitù e del colonialismo – sistemi che hanno portato gli africani stessi a credere che nulla di buono può venir fuori da questo continente. Ma la realtà è che un’osservazione attenta rivela grandi sorprese: bisognerebbe dedicare maggiore spazio a quegli innovatori africani che non hanno ancora avuto un riconoscimento per i loro contributi alla scienza, alla medicina, alla tecnologia e alla sicurezza alimentare.

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Limiti e precarietà dei confini, chiusi solo per gli indesiderati

Il costante flusso di migranti e rifugiati nel Mediterraneo ha comportato una crisi nella gestione degli immigrati in Europa. I confini sono considerati come la prima linea difensiva per risolvere il problema, da qui la chiusura della Fortezza. I singoli Stati europei hanno attuato diverse politiche per chiudere i propri confini: L’Ungheria, ad esempio, ha costruito un muro lungo il confine meridionale, l’Austria ha seguito la stessa tendenza erigendo barriere ai valichi di frontiera e il confine tra Grecia e Macedonia è stato chiuso, lasciando più di 50.000 immigrati bloccati nel Paese.

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Passaporti, violenza e controllo delle nazioni europee

Un passaporto sembra qualcosa di naturale e un’esigenza ovvia nel XXI secolo. Tuttavia un breve resoconto storico mostra che questo potente pezzo di carta è il risultato di uno sviluppo piuttosto recente. In questa traduzione da Pambazuka si mostra quanto tale sviluppo sia strettamente collegato al colonialismo e alla creazione degli Stati nazionali. Le alternative sono possibili se si inizia a scardinare la ‘naturalità’ percepita dello status quo. Un numero crescente di intellettuali si esprime a favore dei vantaggi sociali ed economici che si potrebbero ottenere senza l’esistenza dei confini.

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Ecocidio e rifugiati ambientali, il caso del Delta del Niger

Un terzo dei rifugiati nel mondo proviene dall’Africa, molti scappano dall’orrore ecologico creato da Governi e multinazionali. Da tempo è in atto la distruzione dei mezzi di sussistenza attraverso lo sfruttamento spietato delle materie prime e la politica di sovvenzioni delle nazioni industrializzate dell’Occidente. Un utilizzo “pacifico” delle materie prime da parte della popolazione che vive in tali aree è quasi diventato impossibile, la vita stessa è diventata insostenibile nella maggior parte delle zone ricche di risorse dell’Africa. Si parla di “Crimine contro l’umanità”.

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La jihad africana, da disagio marginale a minaccia strategica

La radicalizzazione e l’estremismo violento non sono una novità in Africa, ma negli ultimi due decenni questi aspetti hanno subito una significativa evoluzione. Non si tratta solamente di un riflesso dovuto all’inventiva e allo spirito di adattamento dei gruppi jihadisti, ma rappresentano il culmine di tendenze globali e storiche di più lungo termine, perché hanno continuato a diffondersi basandosi sul declino economico, sul populismo morale, sui collegamenti internazionali e sulla vulnerabilità dello Stato. Infatti proprio tra queste variabili si possono trovare le fonti maggiori e persistenti dell’estremismo violento ma anche le sue soluzioni.

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Città rifugio, per un decentramento del sistema accoglienza

Il diritto di asilo e la protezione delle persone perseguitate hanno una tradizione antica. Nel corso della storia i templi e le città hanno rappresentato luoghi di protezione. Tale tradizione è iniziata con l’elenco delle sei “città rifugio” del codice sacerdotale e del libro del Deuteronomio del Vecchio Testamento, nonché attraverso i rituali di supplica vigenti nell’Antica Grecia. Si fa quindi appello a sindaci e consiglieri locali delle città europee di partecipare alle iniziative per accogliere i nuovi supplici, e di contribuire a creare una rete di “Città di Asilo internazionali”.

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Marijuana, in Africa la sostanza stupefacente dei poveri

UNGASS 2016, meeting di tre giorni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà nel mese di aprile, è l’evento più atteso nella storia delle Convenzioni internazionali in materia di sistemi di controllo delle sostanze stupefacenti, soprattutto perché ha attirato il forte interesse della società civile. Per la prima volta, sembra che un enorme numero di persone si sia coalizzato per promuovere un cambiamento radicale dell’attuale approccio repressivo alle droghe, cosicché saranno affrontati maggiormente i problemi della salute pubblica rispetto agli aspetti sanzionatori. Un focus sulla situazione in Africa Occidentale.

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