Irokotv, il successo della Netflix africana che parla ai giovani

Foto in home di Irokotv.com
Foto in homepage di Irokotv.com

A cercare in Rete la “Netflix africana”, si fa presto a trovarla.

Si chiama Irokotv.com e ha un sottotitolo che non lascia molti margini a dubbi: “La Numero Uno per i film di Nollywood e i film ghanesi”.

L’ha fondata un giovane imprenditore oggi trentaseienne, Jason Njoku, in tasca una laurea all’Università di Manchester, che ebbe la fortunata intuizione nel 2010, quando per caso scoprì che in Rete non c’era nessun sito su cui comprare o vendere in streaming film nigeriani.

Nollywood è termine che – come è facile intuire – fonde la Nigeria con l’industria cinematografica hollywoodiana: è lì che dagli anni ’60 ha preso piede una produzione incredibile di film prodotti low-budget.

Tanto che uno studio del 2009 dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO ha mostrato come nel 2006 la produzione di film nigeriani ha persino sorpassato quella statunitense.

Oggi l’economia nigeriana – complice il calo del prezzo del petrolio e la corruzione dilagante – non sembra passarsela molto bene.

Ma se si sta riducendo persino la quantità di proteine assunta dai nigeriani, non sembra volersi arrestare però il consumo di storie, attraverso la produzione di film, girati spesso in una sola settimana con un costo che oscilla fra i 10mila e i 25mila dollari. Dalle storie d’amore alle spy stories, fra crisi matrimoniali e scene dove la violenza la fa da padrona.

Del resto il fenomeno Nollywood è stato ben raccontato dal documentario “Welcome to Nollywood“, di Franco Secchi, filmaker nato in Zambia, che ne ha studiato bene il boom e l’affermarsi come terza industria cinematografica più grande del mondo.

Tuttavia, la questione della distribuzione on line fino al nuovo millennio non era stata affrontata: vendere i film nigeriani su Internet poteva essere una formula vincente, visto che a Lagos, i cinema si contano sulle punte delle dita e la vendita di film semmai avviene duplicandoli sui cd smerciati al mercato.

Per questo nel 2010 Njoku sceglie di puntare sul web, creando il canale Nollywoodlove su YouTube, presto popolarissimo, dove spiccano titoli come “Love Scandal”, “Will of God”, “Dirty Secret”, “Bad Omen” e dove i guadagni vengono realizzati con le inserzioni pubblicitarie.

L’anno dopo Nioku fonda Irokotv

Ed è un successo. Tanto che quest’anno Njoku ha firmato un accordo con la francese Canal+ e la svedese Kinnevik AB per un giro d’affari di 19 milioni di dollari.

Njoku si dice intenzionato a produrre più di 300 ore di contenuti originali, perché non ci si può riposare sugli allori e Netflix si sta già lanciando alla conquista del mercato nigeriano.

Ma di questo non se ne fa un cruccio:  “Consideriamo il fatto che loro hanno aperto in un giorno solo a 130 paesi, molti dei quali godono di infrastrutture digitali e di una rete migliore anni luce rispetto a quelle che abbiamo qui – ha detto Njoku – Inoltre noi offriamo ai nostri clienti storie che raccontano l’Africa agli Africani attraverso produzioni africane. In breve, loro guardano al mondo, ma noi giochiamo in casa”.

Njoku ha ben chiara la composizione del mercato cinematografico, e la penetrazione che Netflix può avere in Africa.

È per questo che i contenuti originali prodotti dalla casa di produzione da lui stesso fondata, la “Rok Studios”, mirano a porsi come la punta di diamante di Irokotv, ciò che può distinguerlo in un mercato di video on demand che in Africa viene sempre più trainato dalla diffusione degli smartphone.

Non a caso è nei telefonini che avviene la gran parte del consumo dei film di Nollywood: se si prende una città piena di traffico come Lagos, la più popolosa della Nigeria, si capisce come siano i lunghi intervalli concessi dai tragitti a incentivare la fruizione mobile.

È ai giovani, in particolare, che punta Njoku per allargare la sua audience: restare competitivi  è il mantra del giovane imprenditore, che oggi ha orientato il suo business dallo streaming al modello in download.

Certo è che fra “village movie” e film sottotitolati in francese, zulu e swahili, nei prossimi anni si attendono interessanti evoluzioni dall’entertainement made in Africa.

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