Africa, dove vivere a lungo spesso non è un vantaggio

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Simon Ngalomba e Paul Harpur pubblicato su The Conversation]

Le donne anziane sono spesso identificate, ammaliate e molestate. Immagine ripresa da DIFD/Flickr, CC BY.
Le donne anziane sono spesso identificate, stregate e molestate. Immagine ripresa da DIFD/Flickr, CC BY.

Oggi nel mondo, le persone vivono più a lungo. I progressi della medicina, il miglioramento dei sistemi di assistenza sanitaria e l’abbassamento dei tassi di fertilità sono tutti fattori che hanno contribuito a questa situazione.

Nel 1980, erano 378 milioni le persone di età pari o superiore a 60 anni. Oggi la cifra si attesta a 759 milioni, ovvero il 10% della popolazione mondiale. Si stima, inoltre, che entro il 2050 essa possa quasi triplicare – cosicché le persone anziane potranno diventare circa il 21% della popolazione globale.

L’Africa non fa eccezione. Questo gruppo sta crescendo più rapidamente rispetto alla popolazione complessiva del continente. Le persone oltre i 60 anni rappresentano il 5 % della popolazione africana ed entro il 2050 questa percentuale dovrebbe attestarsi intorno al 9%.

Tuttavia, in Africa vivere a lungo non costituisce necessariamente un vantaggio. Nel continente le persone anziane continuano infatti a subire isolamento, povertà, abusi e violenze e hanno un accesso piuttosto limitato ai servizi sanitari.

Peggio ancora, in alcune comunità le donne anziane vengono prese di mira poiché definite “streghe”. In questi casi vengono scacciate dalle loro case, picchiate e a volte persino uccise. Ciò è particolarmente diffuso in Tanzania, Ghana e Sud Africa.

Le leggi per difendere questi gruppi vulnerabili esistono. Alcune sono specifiche per i singoli Paesi, mentre altri protocolli fanno parte del diritto internazionale. Tuttavia, molte persone non le capiscono oppure non si impegnano a rispettarle. Pertanto, è fondamentale una maggiore educazione ai diritti umani qualora ciò che è su carta e nei trattati di giurisprudenza diventerà realtà.

Donne anziane in pericolo 

Nei villaggi e nelle aree rurali della Tanzania, la vita per una persona anziana risulta particolarmente pericolosa.

I dati raccolti da parte di HelpAge International, un’organizzazione non governativa che opera al fine di aiutare gli anziani a vivere una vita più dignitosa e sana, mostrano che nel 2012 in Tanzania oltre 600 persone, la maggior parte delle quali erano donne, sono state prima accusate di stregoneria e, in seguito, assassinate.

Nel 2013, il numero delle vittime è salito a più di 750. Da allora è diminuito leggermente, tuttavia rimane alto – infatti, sono circa 400 le persone che ogni anno vengono assassinate dopo essere state accusate di stregoneria. Quasi tutte le vittime risultano anziane, e la maggior parte donne.

Spesso, queste vittime vengono individuate per via delle loro caratteristiche fisiche, in particolare gli occhi arrossati e le teste calve. Il rossore dei loro occhi è causato dal tempo trascorso a cucinare in abitazioni piccole e mal ventilate. Molte presentano anche qualche tipo di disabilità, ad esempio soffrono i postumi della lebbra; sono minorate fisicamente o ipovedenti.

Le donne che vengono etichettate come “streghe” sono accusate di una serie di disgrazie, tra cui siccità, tragedie familiari, impotenza, infertilità e malattie come HIV/AIDS. In sostanza, diventano capri espiatori.

Spesso, gli attacchi vengono guidati da un gruppo di guardie locali conosciuto come Sungusungu. Quest’ultimo sostiene di essere un’unità di prevenzione della criminalità, che difende gli abitanti dei villaggi nella Tanzania rurale dai ladri di bestiame e opera nei confronti delle comunità più sicure. Tuttavia, gran parte della sua attenzione è concentrata sul controllo dei comportamenti delle donne.

Sungusungu si presenta come un’organizzazione di “pacificatori”. Ricorre tuttavia anche alla violenza, ad esempio con la fustigazione di presunti criminali davanti a tutto il villaggio, al fine di risolvere le controversie comunitarie.

Il Governo ha perseguito alcuni dei cosiddetti “assassini di streghe”. Tuttavia, questo non è servito a dissuadere coloro che prendono di mira in modo violento le donne anziane. Infatti, alcuni consigli dei villaggi e alcuni guaritori tradizionali sostengono attivamente queste attività. Pensano inoltre che “gli assassini di streghe” siano in grado di liberare le loro comunità dalla cattiva sorte.

Cosa si può fare per cambiare queste superstizioni e questi luoghi comuni? La legislazione fornisce un punto di partenza al fine di rafforzare i diritti delle donne, tuttavia è necessario lavorare di più per aiutare le persone a capire e rispettare la legge.

La legislazione esiste

Esistono molte leggi e sistemi ideati appositamente per la difesa delle donne sul continente. Esiste ad esempio una Relatrice speciale sui diritti delle donne in Africa e il Protocollo alla Carta Africana sui diritti dell’uomo, dei popoli e delle donne in Africa.

Il protocollo è particolarmente lungimirante, nel senso che delinea una difesa speciale per le donne anziane e quelle affette da disabilità. Questo è integrato dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

La gran parte del contenuto di questa eccellente normativa non viene tuttavia condivisa con la gente comune. In Tanzania, la maggior parte delle leggi è disponibile sui siti web in inglese, ma la lingua ufficiale del Paese è lo Swahili.

I documenti e i protocolli dovrebbero essere tradotti nelle lingue locali, compreso lo Swahili, e poi distribuiti in formato cartaceo alle varie comunità. In questo modo, la legislazione raggiungerebbe le persone che hanno più bisogno di capirla e di mettere in atto i suoi valori.

Ci sono, inoltre, altre misure che possono essere adottate al fine di istruire i comuni abitanti della Tanzania circa i protocolli che sembrano funzionare sulla carta ma che non vengono poi seguiti nella vita quotidiana.

Possibili soluzioni

Il Governo dovrebbe anche prendere in considerazione l’idea di un finanziamento per lo sviluppo di una letteratura per anziani, con particolare attenzione ai loro diritti e ai loro miti. Potrebbe anche chiedere alle Agenzie di aiuti internazionali e ai Paesi donatori al fine di insistere sull’applicazione di politiche e di programmi d’istruzione circa la condizione degli anziani. Queste organizzazioni internazionali, che tengono i cordoni principali della borsa, potrebbero esercitare pressioni.

C’è anche molto spazio per valorizzare l’educazione ai diritti umani a livello comunitario. I leader dei governi locali come i consiglieri di villaggio, i capi zona e i leader religiosi dovrebbero essere coinvolti nella diffusione di questa educazione, dal momento che si trovano al centro delle comunità e godono di una grande influenza.

Infine, dovrebbero essere sviluppati programmi di formazione specializzati per l’educazione ai diritti umani a favore degli agenti di polizia e dei pubblici ministeri. Tutto ciò è fondamentale per assicurare che i processi continuino e che le persone, che prendono come bersagli le donne anziane, vengano fatte arrestare.

Luciana Buttini

Frequenta l’Istituto Superiore per Mediatori Linguistici ad Ancona. Ama le lingue e in particolare l’interpretariato e la traduzione, professione che spera di avviare dopo la laurea.

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