Società civile sotto costante attacco in America Latina

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Piers Purdy pubblicato su openDemocracy


Le persone trasportano la bara di Lesbia Janeth Urquia, un'attivista per i diritti ambientali e indigeni, fuori dalla chiesa di Marcala, in Honduras, venerdì 8 luglio 2016. AP Foto Fernando Antonio. Tutti i diritti riservati.
 Fuori dalla chiesa di Marcala, nelle Honduras, viene trasportata la bara di Lesbia Janeth Urquia, attivista per i diritti ambientali e indigeni, venerdì 8 luglio 2016. AP Foto Fernando Antonio. Tutti i diritti riservati.

Civicus, organizzazione non profit “impegnata nel rafforzamento dell’azione dei cittadini e della società civile in tutto il mondo“, ha pubblicato recentemente il suo Rapporto Annuale dal titolo Civil Society Watch Report“. Il rapporto (clicca qui per una mappa interattiva contenuta al suo interno) documenta gravi violazioni delle libertà di associazione, d’espressione e di riunione pacifica nel corso del 2015 in 109 Paesi, 14 di questi in America Latina.

Presenta, inoltre, una tendenza preoccupante. Nonostante gli appelli per invertire la chiusura diffusa dello spazio della società civile, il rapporto osserva che “sempre più Stati stanno fallendo nei loro impegni nel quadro del diritto internazionale e si stanno sottraendo al loro dovere di proteggere e consentire lo sviluppo della società civile“. Questo ha portato ad un aumento allarmante nel numero di casi di vessazioni, violenze fisiche e assassinii mirati agli attivisti della società civile in tutto il mondo, anche da parte di componenti dello Stato. Il rapporto parla anche di “un’allarmante percentuale di Paesi latino-americani che mostrano gravi violazioni“.

La stragrande maggioranza di queste riguardano i fallimenti nella protezione della libertà di associazione per individui e gruppi associati con le Organizzazioni della Società Civile (OSC) che spesso sono soggetti a vessazioni, violenza e, in diversi Paesi, a uccisioni. I Paesi latino-americani vengono ritenuti anche responsabili di gravi violazioni in materia di libertà d’espressione e di riunione pacifica, e giornalisti e blogger sono stati più volte bersagli.

Nonostante alcuni progressi formali osservati a livello legislativo, la realtà è sconvolgente e in tutta la regione si avverte la tendenza alla regressione. Gli osservatori che operano per i diritti umani e civili devono perseverare nella loro indagine accurata, negli sforzi volti a proteggere gli attivisti da vessazioni, perseguendo le violenze estreme. I Governi, inoltre, dovrebbero essere sempre chiamati a rispondere per le loro continue violazioni.

Di seguito una sintesi delle violenze riportate nel 2015 per i Paesi latino-americani.

* * *
Bolivia
La polizia ha usato la violenza per mettere fine alle proteste da parte dei minatori che volevano che il Governo affrontasse la questione dello sviluppo nella loro regione. Molte OSC hanno fatto ricorso all’autocensura come meccanismo di adeguamento di fronte alle vessazioni contro attivisti e organizzazioni. Le ONG sono state definite pubblicamente “irregolari” e non conformi alla legge di registrazione.

Brasile
Ci sono state molte violazioni dei diritti fondamentali di giornalisti, manifestanti e attivisti della società civile. Diversi blogger, giornalisti e attivisti per i diritti dei popoli indigeni sono stati violentemente minacciati, attaccati e assassinati. I meccanismi di protezione per i difensori dei diritti umani non hanno funzionato e diversi attivisti sono stati portati in tribunale ed esclusi dalla vita professionale a causa delle loro attività.

Cile
Nel Sud del Cile la polizia ha fatto un uso sproporzionato della forza contro pacifici manifestanti indigeni, categoria particolarmente presa di mira. Nel mese di settembre – per esempio – è stata messa in atto una forza eccessiva per disperdere gli attivisti della comunità Mapuche che occupava pacificamente un edificio governativo nella città di Temuco.

Colombia
I violenti attacchi e le uccisioni di giornalisti, avvocati, attivisti della comunità, religiosi e popoli indigeni, si verificano sempre più spesso e hanno reso la Colombia uno dei Paesi più pericolosi al mondo per un reporter  o un difensore dei diritti umani.  Le continue minacce contro i giornalisti – soprattutto contro coloro che si occupano di corruzione, crimine, violazioni dei diritti umani ed elezioni – e la natura della dirigenza stessa dei media hanno minato la libertà d’espressione.

Cuba
Le limitazioni su tutte le libertà sono rimaste tali nonostante il ristabilimento dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Le forze di sicurezza hanno continuato a vessare e ad intimidire individui e gruppi organizzati per scopi politici che sono al di fuori del Partito Comunista. Tutti i media tradizionali sono di proprietà dello Stato, senza indipendenza editoriale, e l’accesso ad Internet, sebbene sia più esteso, rimane ancora molto limitato. L’uso di arresti arbitrari a breve termine come tattica intimidatoria contro i difensori dei diritti umani, giornalisti indipendenti, dissidenti politici e manifestanti è aumentato notevolmente.

Ecuador
Il Governo ha cercato di chiudere il sito web dell’unica ONG rimasta per la libertà dei media nel Paese. Ha inoltre aumentato la sua capacità di intercettare le comunicazioni digitali anche in risposta alle crescenti proteste sociali con l’aumento della pressione da parte della polizia e di manifestazioni infiltrate. Inoltre, gli attivisti per i diritti ambientali e per la proprietà della terra hanno affrontato molte minacce e attacchi.

El Salvador
L’uccisione di un’attivista transgender ha evidenziato la presenza della continua violenza contro i difensori dei diritti umani e anche i difensori dei diritti delle donne sono diventati un bersaglio specifico. È aumentato notevolmente anche il numero di reati contro i media.

Guatemala
Le proteste contro il malgoverno hanno portato alla rimozione del presidente, accusato di corruzione. Tuttavia ci sono state ancora violenze, uccisioni e intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e dei sindacalisti. I difensori dei diritti ambientali e indigeni sono stati i più colpiti. È proseguita l’impunità per i crimini del passato contro i difensori dei diritti umani così come l’intimidazione nei riguardi di pubblici ministeri, giudici e avvocati.

Honduras
Si è registrato un aumento di crimini contro i giornalisti e gli attivisti della società civile, in particolare contro i difensori di LGBTI (network per i diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuati) e dei difensori dei diritti delle donne. Sebbene sia stata promulgata una legge volta a proteggere i difensori dei diritti umani, questa non è stata attuata in modo adeguato e la società civile non è stata ampiamente consultata. Il Governo è stato accusato di aver acquistato spyware per intercettazioni. La società civile continua ad affrontare continue richieste onerose da parte delle amministrazioni.

Messico
Sono stati uccisi giornalisti attivi nel denunciare le violazioni di diritti umani e il traffico di droga. Si è diffusa la notizia che il Governo abbia acquistato un software di sorveglianza che minaccia il diritto alla privacy. Sono stati assassinati otto difensori dei diritti umani, e molti altri, in particolare i sostenitori dei diritti alla terra dei popoli indigeni, hanno subìto vessazioni giudiziarie, attacchi fisici, minacce e intimidazioni. In questo panorama i difensori dei diritti umani delle donne risulterebbero particolarmente a rischio.

Nicaragua
Due difensori dei diritti umani sono stati assassinati e l’autocensura dei media è dilagata a causa della paura. È stato proposto un progetto di legge per la creazione di una società statale al fine di gestire i servizi a banda larga. La Legge sulla Sicurezza Sovrana, che ha ampliato notevolmente la definizione di minacce di sicurezza, è entrata in vigore. Il governo ha informato le OSC che non avrebbero più ricevuto finanziamenti direttamente da fonti internazionali ma solo attraverso le istituzioni governative. Sono state represse diverse proteste, tra cui alcune contro il mega progetto del Canale intraoceanico.

Paraguay
I difensori dei diritti umani che lavorano su questioni riguardanti i diritti alla terra e i diritti ambientali dei popoli indigeni hanno affrontato attacchi fisici, minacce, intimidazioni e campagne diffamatorie. In modo particolare sono stati presi di mira i difensori dei diritti umani delle donne. I difensori dei diritti umani hanno anche affrontato la sospensione dalle associazioni professionali per il loro lavoro di advocacy. Le proteste, in particolare quelle da parte di lavoratori sindacalizzati e contadini, sono state represse dalla polizia.

Perù
I requisiti per il rinnovo della registrazione delle ONG sono stati modificati e sono aumentati gli obblighi di informazione e i controlli. La protesta socio-ambientale è cresciuta e in seguito a violenti scontri con la polizia è stato dichiarato lo stato di emergenza in tre province. Sono stati presi di mira i difensori dei diritti umani, in particolar modo coloro che si battono contro le industrie estrattive. Anche i diritti delle donne che sostengono i diritti sessuali e riproduttivi sono stati considerati a rischio.

Venezuela
Attivisti e giornalisti hanno subìto vessazioni e sono stati considerati responsabili, sulla base di regolari accuse pubbliche da parte di alti funzionari del Governo, di lavorare per potenze straniere al fine di destabilizzare lo Stato. In modo particolare sono stati attaccate e accusate di cospirazione le OSC che collaborano con le Nazioni Unite e i meccanismi inter-americani. In risposta alle proteste nel 2014, un decreto ha permesso alle forze di sicurezza di usare la forza contro i manifestanti. Ci sono state molte violazioni significative della libertà d’espressione.

* * *
I risultati di questo rapporto si allineano con le crescenti preoccupazioni sulla violenza strutturale che continua a opprimere gran parte della regione. Sebbene ci siano segnali positivi che mostrano come tale violento conflitto possa essere attenuato, in particolare da coloro che partecipano al tavolo dei negoziati in Colombia, in alcune zone degli Stati latino-americani ci sono ancora gravi lacune nel proteggere i cittadini attivi all’interno della società civile.

Mentre Paesi come El Salvador, Guatemala, Messico, Nicaragua, Brasile e Colombia mostrano le forme più violente di repressione sulle OSC, le maggiori restrizioni e pressioni sociali sulle libertà fondamentali evidenziate in questo rapporto restano complessivamente una sfida per l’intera regione. Il rapporto riguarda il 2015, tuttavia nella prima metà del 2016 la situazione è deteriorata significativamente nelle Honduras e sono in corso preoccupanti sviluppi in Argentina, Paese che in questo periodo deve essere monitorato da vicino.

La responsabilità è di tutti gli Stati della regione, che devono impegnarsi a invertire la tendenza a mettere ai margini la società civile. Se non sarà fatto, continueremo ad assistere alla repressione di coloro che nella società necessitano così disperatamente di una voce.

Luciana Buttini

Frequenta l’Istituto Superiore per Mediatori Linguistici ad Ancona. Ama le lingue e in particolare l’interpretariato e la traduzione, professione che spera di avviare dopo la laurea.

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