Il fenomeno migranti tra opinione pubblica, media e dati reali

Mentre nell’ultimo vertice del 2015 sul tema dei migranti l’Europa appare ancora spaccata e la Danimarca ha proposto addirittura l’esproprio dei beni dei rifugiati in cambio di welfare, la Giornata Internazionale del Migrante da poco “celebrata” ci ha ricordato che ci sono 60 milioni fra sfollati, rifugiati e richiedenti asilo che chiedono una risposta ad una Unione Europea che si mostra confusa di fronte ad una vera e propria emergenza umanitaria.

Nonostante la grande attenzione che alla questione hanno dedicato i media, nazionali e internazionali, nell’ultimo anno.

Soffermandosi sull’Italia, il recente Rapporto sulla Carta di Roma 2015 conferma la centralità del tema immigrazione su carta stampata e tv: i titoli di prima pagina che i grandi quotidiani italiani hanno dedicato alla questione migranti sono lievitati, passando dal 70 al 180%, mentre i servizi dei notiziari televisivi sono quadruplicati.

I dati non lasciano dubbi: nei primi 10 mesi del 2015 il tema immigrazione ha tenuto decisamente banco, guadagnando 1.452 titoli sulle prime pagine dei giornali; mentre nei telegiornali delle sette Reti generaliste nelle prime edizioni del prime time spiccano 3.437 notizie ad esso dedicate.


Hokusai, La grande onda
Hokusai, La grande onda

Il fenomeno migratorio – scrive Ilvo Diamanti, direttore scientifico di Demosmai come in questa fase, è divenuto evento mediatico, ‘mediato’ dai media. Così il racconto delle migrazioni che hanno investito il nostro Paese e l’Europa, nell’ultimo anno, si dipana anche fra mille immagini drammatiche e mille storie di accoglienza, di com-prensione. Dove gli altri diventano occasione non di divisione, ma di con-divisione”.

Parole che sembrano staccarsi nettamente dai conflitti e dalle diverse prese di posizione dei vari Paesi europei a cui stiamo assistendo in questi giorni. Mentre nell’opinione pubblica continua a serpeggiare una forte preoccupazione sulle ricadute che le forti ondate migratorie (destinate a crescere nel prossimo anno) avranno sulla società civile.

E il tono usato dai media non aiuta a rasserenare gli animi: nei titoli dei quotidiani il tono allarmistico è usato nel 47% dei casi, in linea, dunque, con gli umori di un’opinione pubblica che fatica a comprendere e a inquadrare il fenomeno migratorio in un orizzonte più allargato rispetto a quello meramente difensivo (va sempre tenuto presente che in Italia cinque milioni e mezzo di immigrati hanno prodotto l’8,6% del nostro Pil).

Dare direttamente voce ai migranti e rifugiati non sembra essere la priorità dei cronisti dei Tg, visto che questi ultimi hanno il microfono soltanto nel 7% dei servizi, anche se hanno sempre più spazio dei rappresentanti delle “categorie privilegiate” (rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni umanitarie, medici, studiosi).

Un dato molto preoccupante e che dovrebbe far pensare al modo in cui i media passano il racconto su una particolare “categoria” di migranti è quello che riguarda i rom, che hanno voce nel 65% dei casi in relazione a eventi criminali e di ordine pubblico.

Quanto i media “costruiscano” il racconto di un gruppo etnico ponendo l’accento soltanto su una parte del problema, risulta del tutto evidente.

Quel che è certo è che gli italiani – come ci ricorda il presidente dell’Associazione Carta di Roma Giovanni Maria Bellu – “hanno idee molto confuse sull’immigrazione”.

Troppe notizie, dunque, spesso unidirezionali e poco selezionate, che alimentano un clima di inquietudine facilmente strumentalizzabile da chi, della “cacciata degli immigrati”, fa la propria bandiera.

Il Rapporto Protezione Internazionale in Italia 2015 aiuta a chiarire la mente e tenersi aggiornati sul numero e sulle rotte dei flussi migratori. L’anno che sta per chiudersi ha visto gli arrivi coinvolgere in maniera ancor più marcata l’intera area del Mediterraneo, toccando i  411.567 (dato al 14.09.2015). I Paesi maggiormente interessati sono Italia e Grecia.

Uno strumento – il Rapporto da poco presentato – per approfondire stato e direzione di marcia dell’accoglienza integrata in Italia, offrendo anche analisi comparative con altri Paesi europei.

In tema di immigrazione, asilo, diritti di cittadinanza e razzismo – è bene ricordarlo – sono state molte le proposte di legge nel dibattito parlamentare, attentamente monitorate da Lunaria che le ha raccolte in un report ad hoc: “Watchdog“. Ma anche raccogliere tale tipo di informazioni non è semplice.

“L’accesso agli atti parlamentari – si legge nell’introduzione al report – che pure è garantito online dal Parlamento, non consente di reperire immediatamente e facilmente gli atti relativi ai singoli ambiti di intervento. La ricerca automatica per categorie o per parole chiave rischia infatti di risultare eccessivamente selettiva. Una ricognizione delle iniziative legislative giacenti in Parlamento su immigrazione, asilo, diritti di cittadinanza, discriminazioni e razzismo può dare supporto alla società civile, in particolare alle organizzazioni impegnate nella garanzia dei diritti dei migranti, dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle minoranze, nell’elaborazione di proposte alternative”.

Il compito di elaborare alternative è certo arduo, se si considera lo scenario mondiale, fatto di focolai di tensione per il controllo di risorse fondamentali (si pensi al coltan in Congo, al petrolio in Nigeria, all’acqua in Palestina e al gas in Ucraina) e significative disuguaglianze economiche, con più di 7 miliardi di persone che popolano il pianeta e soltanto l’1,75% che detiene il 56% del reddito mondiale.

In particolare sull’accoglienza dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale in Italia, vale la pena approfondire gli aspetti giuridici e sociologici leggendo la sintesi 2015 di Eleonora Ghizzi Gola su “L’altro diritto”.

Perché il fenomeno mostra numeri che richiedono attenzione: a fine giugno i migranti e richiedenti asilo nelle varie strutture di accoglienza hanno toccato quota 82.000.

Nei CPSA, CDA e CARA i migranti e richiedenti asilo che hanno ricevuto assistenza sono arrivati invece a 10.008; nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) si contano 50.711 persone; nelle strutture attive del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) si trovano circa 21.000 tra richiedenti e rifugiati.

Le domande di asilo, invece – dato da non sottovalutare – nel 2015 sono diminuite: mentre nel 2014 ne sono state presentate 64.886, nei primi mesi del 2015 erano appena 25.000.

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