COP21, presa di coscienza ma per cambiare serve coraggio


"100% rinnovabile". Installazione vivente per la pace e per la difesa dell&#39ambiente ideata dall&#39artista John Quigley in occasione della conferenza COP21. Immagine ripresa da Greenpeace.
"100% rinnovabile". Installazione vivente per la pace e per la difesa dell'ambiente ideata dall'artista John Quigley in occasione della conferenza COP21. Immagine ripresa da Greenpeace.

Nonostante le scarse aspettative della vigilia, la Conferenza di Parigi COP21 si chiude con un inatteso successo, almeno a livello politico-formale. Una buona sintesi dell’esito della conferenza è forse il seguente di QualEnergia.it: “il documento finale della COP21 è un disastro in confronto a quello che avrebbe dovuto essere e, rispetto a come poteva essere, viceversa, un risultato insperato.

Non era peraltro possibile attendersi un risultato completamente soddisfacente per chi ha a cuore le sorti del nostro pianeta, perché questo avrebbe richiesto un’impostazione del tutto rivoluzionaria rispetto al nostro rapporto con l’energia e una revisione drastica del nostro modello di sviluppo. Per un autentico superamento delle crisi economica, ambientale ed etica in corso, intrecciate tra loro, serve ben altro.

Nonostante il giubilo espresso dai protagonisti dell’Accordo, sono in molti a criticare alcuni aspetti cruciali del documento finale (#ParisOutcome). Climatemonitor.it pubblica:

[…] i negoziatori hanno inserito il limite di 1,5°C al riscaldamento globale rispetto alle temperature pre-industriali. L’irrealtà di questo limite si basa sul fatto che il livello di emissioni è deciso volontariamente dai singoli Stati. […] E non si riesce a capire il concetto di giuridicamente vincolante. Immaginiamo che io non abbia rispettato l’impegno: che mi fanno? Nulla, stando all’accordo di Parigi: il vincolo appare solo di tipo morale ed il suo mancato rispetto dovrebbe comportare uno stigma socio-politico per l’inadempiente.

Il prossimo futuro vedrà molti analisti impegnati in valutazioni a freddo della COP21, la quale ci sembra comunque rappresentare un passo avanti, anche per il grande numero di Paesi che hanno sottoscritto l’accordo, per la prima volta.
Le grandi conferenze e i quadri legislativi sono senz’altro eventi e riferimenti formalmente utili per un percorso correttivo, e si spera che l’abbandono dei combustibili fossili possa alimentarsi anche attraverso il loro sempre minore appeal agli occhi di cittadini e governi, con conseguenti maggiori rischi reputazionali per gli investitori in questo mercato.

Chi scrive ritiene tuttavia altrettanto importanti le numerose iniziative dal basso sorte in tutto il mondo, com’è ad esempio, nell’ottica della produzione sostenibile di alimenti su piccola scala destinati al mercato locale, il caso di Via Campesina, la coalizione che raccoglie circa 200 milioni di contadini appartenenti a 164 organizzazioni di ogni parte del mondo. Saranno le tradizioni e le antiche pratiche a frenare il treno in corsa della devastazione ambientale?

Davide Galati

Dedicatosi in passato all’economia internazionale, coltiva la sua apertura al mondo attraverso i social media. Editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

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