Libertà in Rete, anche la Francia tra i Paesi più restrittivi

[Questo articolo è a firma di Nicoletta De Vita, giornalista pubblicista e laureata in Economia del Turismo]

Quanto siamo liberi di navigare, cercare, diffondere e condividere informazioni in Rete? E quanto siamo liberi di criticare governi, partiti o i credo religiosi?

Secondo il rapporto di Freedom House, ONG con sede a Washington la cui mission è promuovere la democrazia e difendere i diritti umani nel mondo, negli ultimi cinque anni la libertà in Rete è diminuita in molti Paesi. In cima alla classifica negativa ci sono Russia, Libia, Ucraina e Francia. La diminuzione del livello di libertà è data anche dalla censura messa in atto da altri governi, Cina, Iran e Siria in primis.

Per quanto riguarda il 2015, gli attentati terroristici contro la redazione della rivista Charlie Hebdo a Parigi hanno cambiato molto le condizioni degli utenti della Rete a causa delle strategie anti terrorismo portate avanti dal governo di Hollande.

In cima alla classifica dei Paesi più liberi restano l’Islanda, Estonia e Canada, seguiti da Germania, Stati Uniti e Giappone. Mentre l’Italia si trova all’ottavo posto con un miglioramento significativo nella libertà sul web nell’ultimo anno.

Clicca per accedere all'infografica interattiva di Freedom House 2015
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Ma che cosa si intende per libertà sul web?

Il rapporto di Freedom House lo spiega: la libertà su Internet è il risultato di tanti fattori tra cui anche l’utilizzo degli strumenti di tutela della privacy dei cittadini. Infatti negli ultimi anni i governi anziché filtrare e bloccare notizie dal contenuto offensivo hanno iniziato ad eliminarle direttamente. Questo perché gli utenti del web sono diventati molto più esperti e molto spesso sono in grado di raggirare i blocchi imposti da governi e regimi reazionari. In passato molti utenti potevano ricorrere all’utilizzo dell’anonimato per poter esprimere un’opinione sul web o inserire contenuti, ma oggi gli Stati e la polizia postale possono risalire all’individuo in questione anche se ha usato l’anonimato o la crittografia. Ciò rende meno sicura la vita di attivisti dei diritti umani e di giornalisti indipendenti che utilizzano il web per esprimere opinioni contrastanti con i governi.

Secondo il rapporto di Freedom House, circa il 61% degli utenti del web critica i poteri forti del proprio Paese, sia sui social network che su blog, forum e discussioni e oltre il 58 % vive in Stati dove blogger e oppositori dei governi sono stati arrestati per aver condiviso in Rete contenuti sulla politica o sulla religione di Stato.

Il rapporto si può sintetizzare nei seguenti punti:

1) Nei Paesi dove la censura è aumentata negli ultimi anni, gli argomenti e i contenuti più censurati sono stati sicuramente le notizie riguardanti le accuse di corruzione contro i politici e la satira pubblica.

2) Sia gli Stati che molte aziende utilizzano l’eliminazione o la restrizione di contenuti condivisi e prodotti dagli utenti della Rete come la politica e la religione: dei 65 paesi analizzati, in 42 c’è stato un aumento dei contenuti rimossi rispetto al 2014 (37 Paesi).

3) Anche gli arresti e le intimidazioni sono aumentati, da 38 dello scorso anno a 40 Paesi con cittadini in carcere per aver condiviso attraverso la Rete informazioni riguardanti la politica, la società o la religione.

4) Con l’aumento delle restrizioni sulla privacy, i governi hanno iniziato a creare nuove leggi sulla sorveglianza sul web, aggiornando le strumentazioni per l’individuazione della proprietà dei contenuti.

5) Nei governi con regimi autoritari e dittature molto forti, è stata portata avanti un’azione di limitazione dei normali strumenti di protezione della privacy dell’utente come la crittografia e l’anonimato.

Tra i Paesi considerati meno liberi in Rete scivola anche la Francia che ha appena approvato un sistema di censura preventiva senza il controllo giudiziale per quanto riguarda contenuti che possono sfociare nell’antisemitismo e nel razzismo in via generale. Questo significa che il governo francese potrà bloccare qualsiasi sito o giornale senza nessuna azione da parte di un giudice amministrativo.

Buone notizie invece dallo Sri Lanka e Zambia: i recenti cambiamenti di potere all’interno dei due Stati hanno generato un miglioramento delle condizioni della libertà di espressione sul web, mentre a Cuba grazie ai rapporti diplomatici avviati con gli Stati Uniti, l’accesso a Internet è diventato più semplice e meno restrittivo rispetto al passato.

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