Nigeria, l’influenza crescente dei social media sulla politica

[Traduzione a cura di Davide Galati dall’articolo originale di Nwachukwu Egbunike pubblicato su Global Voices Online]

Una speranza palpabile si è diffusa in tutto il continente dopo l’insediamento di Muhammadu Buhari come presidente della Nigeria il 29 maggio scorso. Il presidente Buhari ha sconfitto lo sfidante ed ex-presidente Goodluck Jonathan.

Non solo questo è stato un elemento insolito, ma è apparsa come una novità anche l’ammissione della propria sconfitta da parte di Goodluck, in un continente saturo di leader stretti alle proprie poltrone. Vi è tuttavia un altro elemento – non abbastanza riconosciuto – di novità in queste elezioni: il ruolo dei social media.

Non è la prima volta che i social media si rivelano importanti nello svolgimento di elezioni in questo Paese: già le elezioni generali del 2011 ne avevano decretato l’ingresso nella politica nigeriana. Goodluck Jonathan è stato il primo presidente nigeriano iscrittosi a Facebook; ha scritto un libro, “My Friends and I” [Io e i miei “amici”, NdT] e ha anche dichiarato la sua intenzione di correre per la presidenza nel 2011 su quella stessa piattaforma. Questo, secondo il giornalista nigeriano Tolu Ogunlesi ha portato a una vera e propria moda (faddification) nella politica nigeriana:

Il presidente Jonathan ha rubato la scena a Ibrahim Babangida mentre faceva la propria dichiarazione presidenziale ad Abuja, scegliendo quella stessa mattina per annunciare la propria candidatura su Facebook. Ibrahim Babangida ha lanciato una campagna video su YouTube, e ha cominciato a diffondersi la voce che era diventato un utente appassionato di Facebook.

Allo stesso modo, una delle ragioni alla base del successo ottenuto da Muhammadu Buhari nel suo re-branding e nella conquista della presidenza deve molto alla sua strategia nell’uso dei social media. Il giornalista della CNN Lauren Detto-Moorhouse riferisce:

I social media sono diventati a livello mondiale uno degli strumenti più importanti a disposizione dei candidati durante le campagne elettorali – e la sfida in Nigeria non ha fatto eccezione. Cynthia Mbamalu, responsabile dei programmi presso l’organizzazione nigeriana per i giovani YIAGA, afferma che le piattaforme come Twitter e Facebook hanno contribuito alla campagna di Buhari nel raggiungimento di sacche di popolazione che altrimenti sarebbero andate perse.

I social media hanno fornito l’opportunità di connettersi ai nigeriani, soprattutto i giovani“, spiega. “Per la prima volta dopo tanto tempo ci sono stati tweet mirati principalmente a promuovere la persona del generale Buhari e la visione del suo partito per la Nigeria.

Non è stato dunque sorprendente sentire il presidente Buhari nel suo discorso inaugurale riconoscere che “la stampa nigeriana è la più vivace in Africa.” Allo stesso modo, la sua tacita gratitudine ai suoi sostenitori e critici sui social media non è sfuggita agli osservatori: “Il mio appello ai media oggi – inclusi i social media – è quello di esercitare il loro considerevole potere con grande responsabilità e patriottismo“.

Social media alimentati dalla “guerra” politica

In Nigeria Twitter rappresenta un vibrante bacino di conversazione. In questo rispecchia la società nigeriana stessa, che “è un luogo talmente vivace che anche la persona più banale è scoppiettante di energia.” Christian Purefoy, direttore del canale di notizie e intrattenimento BattaBox, affermava nel 2012: “Con l’esplosione dei telefoni cellulari (e le loro telecamere!) e l’avvento di Internet – ora esistono strumenti a disposizione di ogni nigeriano per esplorare, condividere e far sentire la propria voce“.

Twitter è diventato un campo di battaglia per i sostenitori dei due principali candidati alla presidenza, Buhari e Jonathan. La “guerra” è stata atroce e divisiva, con ogni parte saldamente ancorata nelle proprie trincee. Gli indifferenti hanno avuto modo di osservare con attenzione per prendere poi una decisione.

E’ stata tuttavia concepita una diversa concettualizzazione della partecipazione politica nella sfera Twitter nigeriana, definita come “Fencism” [traducibile come ‘innalzamento di difese’, NdT]. Come ho spiegato in un pezzo per The Scoop all’inizio di quest’anno:

Fencism non significa neutralismo! Ho la mia preferenza politica, ma non voglio diventare vittima di bullismo esponendomi su Twitter. Fencism significa oggettività, rendendosi conto che entrambi i candidati hanno i loro difetti e senza chiudere un occhio – come molti fanno – su questi difetti. Fencism è avere il coraggio di pubblicare tweet a favore, e contro nessuno, dei candidati. Non schiacciati sotto la schiavitù fanatica de ‘il mio candidato supererà il tuo’. Fencism significa anche che quel giorno andrò a votare, ma non voglio sprecare il mio tempo prezioso solo a twittare sulle elezioni.

Questa presa di posizione è stata discussa in quanto alcuni utenti Twitter hanno pensato che fosse ipocrita, una copertura per nascondere pregiudizi politici radicati.

In ogni caso, la guerra tra i blog è diventata reale quando sono stati pubblicati i risultati delle elezioni. Tony Egbulefu scriveva:

A tarda sera di sabato 28 marzo, gli utenti dei social media hanno potuto leggere in Rete la notizia che il presidente Goodluck Jonathan aveva perso nel distretto [presidenziale, NdT] di Aso Rock, ad Abuja. Il post è diventato virale in un istante e ha alimentato la speranza dei sostenitori del partito All Progressists Congress (APC) che una sconfitta subita dal Presidente nel perimetro della sede del potere non poteva che essere un indicatore di sconfitta ancora peggiore per lui negli sconfinati spazi politici della Nigeria. E’ poi emerso che il presidente aveva vinto nell’unità elettorale 021, che si trova più vicino alle sedi del potere con 293 voti contro i 263 di Buhari, mentre Buhari ha vinto nell’unità 022, collocata un po’ più distante, con il risultato di 348 a 302. […]

Indipendentemente dal proprio orientamento politico, è una chiara verità che i social media si sono dimostrati molto utili per i nigeriani ansiosi di conoscere in tempo reale i risultati del voto. Dal solo Facebook, in molti hanno potuto cogliere la direzione del vento, ben prima di martedì sera e della concessione di vittoria del Presidente Jonathan al Generale Muhammadu Buhari.

Propaganda e discorsi d’odio

Oltre alle invettive lanciate durante la campagna elettorale e alla mobilitazione che ha avuto luogo nella blogosfera nigeriana, queste elezioni hanno fatto emergere una “cross-pollinazione” di notizie dai social media ai media tradizionali. Dal momento che i netizen riescono spesso a raggiungere maggiore immediatezza, i media mainstream nigeriani hanno dovuto mettersi al passo molte volte.

Tuttavia, una conseguenza negativa di questo fatto è stata la diffusione da parte dei media mainstream di notizie non verificate provenienti dai social media durante le elezioni. E’ stata un’infinita stagione di propaganda, come Opeyemi Agbaje ha descritto:

Queste elezioni sono state largamente influenzate dalla propaganda e dalla messaggistica! Il messaggio di “cambiamento” del partito di opposizione APC è stato avvincente e la campagna si è mantenuta molto legata a questo slogan. L’efficacia di questo messaggio è stata alimentata anche con una devastante propaganda, falsa o artificiosa, ma in cui spesso la maggior parte degli elettori ha creduto. La comunicazione del People’s Democratic Party è apparsa invece del tutto inadeguata! Il partito di governo è risultato così completamente incoerente nella sua strategia di comunicazione che è stato ben presto ritratto dai media (e a volte nel suo stesso pensiero) di fatto come un partito di opposizione. Così queste elezioni hanno segnato il raggiungimento della maggiore età per i social media come una forza critica nella politica nigeriana, nel bene e nel male!

Emmanuel Onwubiko ci dà un assaggio del discorso d’odio prevalente nella blogosfera nigeriana durante le elezioni:

E’ deplorevole vedere piattaforme popolari come Facebook, Twitter e Instagram tra le altre, diventare armi potenti per attacchi quasi diabolici rivolti agli oppositori politici, mentre la Nigeria si prepara a tenere una delle più controverse elezioni politiche in oltre cinquant’anni, o addirittura dagli anni in cui il Paese ha ottenuto l’indipendenza dai padroni britannici nel 1960. Le elezioni generali del 2015 si sono trasformate in un teatro di discorsi d’odio e campagne trascolorate in una forma che sfida la logica e il buon senso. Sono stati sbandierati moltissimi discorsi d’odio a sfondo politico rivolti ai diversi candidati e soprattutto ai due principali candidati alla presidenza di All Progressives Congress e Peoples Democratic Party. Sono sicuro che se quest’anno gli esperti effettuassero analisi dei contenuti dei social media, la Nigeria sarebbe al primo posto, per i probabilmente oltre 40 milioni di giovani nigeriani che si sono diplomati e non hanno mezzi di sostentamento che hanno trovato conforto nell’utilizzo di varie piattaforme di social media e si sono impegnati sfornare in serie messaggi di tutti i tipi.

Nonostante tutto, la verità è che l’ecosistema dei social media in Nigeria ha vissuto un’incredibile trasformazione nell’arco degli ultimi anni. Che si evolva in una piattaforma che spinge o, al contrario, ostacola il cambiamento, è una storia che verificheremo più avanti. Ciò che è evidente da oggi in poi, è che nessun politico nigeriano può permettersi di correre per le elezioni nazionali senza perfezionare la sua presenza e/o il suo impegno sui social media.

Davide Galati

Dedicatosi in passato all’economia internazionale, coltiva la sua apertura al mondo attraverso i social media. Editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

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