Così finisce la rivoluzione degli ombrelli a Hong Kong

[Post ripubblicato dall’originale di Matthew Robertson per Epoch Times, in base a un accordo di condivisione di contenuti editoriali tra Voci Globali ed Epoch Times Italia.]


Dimostranti pro-democrazia e legislatori pan-democratici tengono un sit-in nella zona di protesta dell’Admiralty, a Hong Kong, l’11 dicembre 2014. (Poon Zai Shu/Epoch Times)
Dimostranti pro-democrazia e legislatori pan-democratici tengono un sit-in nella zona di protesta dell’Admiralty, a Hong Kong, l’11 dicembre 2014. (Poon Zai Shu/Epoch Times)

È finita, almeno per ora. L’11 dicembre la polizia di Hong Kong, gli ufficiali giudiziari e gli operai edili hanno preso a sgomberare la tendopoli che si espande a macchia d’olio sulle maggiori strade attorno ai quartieri governativi di Hong Kong, occupate dagli studenti dimostranti, dai sostenitori e da una moltitudine di gruppi pro-democrazia nelle ultime 10 settimane.

Sono stati chiamati migliaia di poliziotti per portare a termine l’operazione, insieme a un gran numero di operai edili incaricati di rimuovere le barricate, le tende, i tavoli e l’attrezzatura dell’occupazione. I portavoce della polizia hanno ripetuto in precedenti discorsi che la forza sarà usata in modo adeguato. La dichiarazione aveva l’aria di un atto conclusivo.

Anche i dimostranti sembravano percepire la prossimità della fine. I discorsi dei leader degli studenti negli ultimi giorni hanno incluso delle scuse per non essere riusciti a raggiungere gli obiettivi della protesta, delle riflessioni su ciò che hanno sbagliato e la promessa che la battaglia non è finita. Hanno iniziato a sgomberare il palco principale, completo di attrezzature sonore professionali, che è stata l’area di così tante manifestazioni entusiaste e canzoni di protesta.

Altri hanno agito velocemente per conservare più cose possibili del materiale grafico che si è diffuso spontaneamente attorno all’area da ottobre, includendo l’attenta rimozione di migliaia di note scritte su post-it che formavano il Lennon Wall.

Anche se le proteste hanno evidentemente fallito nel raggiungere l’obiettivo di un vero suffragio universale per Hong Kong, nessuno dubita che la Rivoluzione degli ombrelli abbia cambiato indelebilmente la città.

Le ramificazioni della protesta dei giovani sembrano finora poco chiare, riferiscono gli osservatori, ma non c’è dubbio riguardo al fatto che la Rivoluzione degli ombrelli abbia cambiato il carattere della protesta a Hong Kong per una giusta causa.

Le conseguenze a lungo termine “sono difficili da prevedere, ma un gran numero di giovani ha partecipato a quest’occupazione ed è stato picchiato dalla polizia“, ha riferito Ho-Fung Hong, professore associato di sociologia all’Università Johns Hopkins, che ha scritto un libro sul movimento di protesta cinese.

In genere durante le manifestazioni tra il 4 giugno e il primo luglio i dimostranti si sono comportati bene. Sono rimasti dietro i picchetti e hanno fatto quello che la polizia diceva loro. “Nessuno rompeva la linea della polizia”, ha detto Hong. “Ma dopo l’esperienza di questa occupazione l’immagine della polizia ne esce gravemente danneggiata e non penso che questi giovani, dopo il lungo periodo della protesta, pensino che obbedire alla polizia sia ancora una necessità”.

UN INIZIO IMPREVISTO

‘L’Occupy central’, come è stata chiamata la campagna di disobbedienza civile di massa programmata a Hong Kong, non doveva andare così.

Il gruppo, che si chiamava Occupy Central with Peace and Love, era composto da due professori di legge e un pastore e aveva un’idea semplice: un gruppo di un centinaio di persone avrebbe brulicato verso il Central, il centro finanziario di Hong Kong, aspettando di essere arrestati.

Di sicuro il piano non includeva quello che venne a crearsi spontaneamente agli inizi di ottobre: chilometri di carreggiate (2,8 per essere precisi, secondo le stime ufficiali) attorno ai quartieri generali governativi bloccati da giovani che distribuivano frutta, giocavano coi telefoni e perdevano tempo mentre una fila di oratori si facevano avanti per parlare dell’importanza della democrazia e delle differenze tra la Cina continentale e Hong Kong.

La particolare forma assunta dalla protesta di Hong Kong è nata grazie a una serie dipassi falsi del Governo di Hong Kong, che è riuscito a trasformare quello che era nato come un raduno di studenti delle scuole superiori in un parco – per uno sciopero di classe – in un movimento che si è esteso a macchia d’olio, occupando 12 corsie di carreggiata che si espandono fin dal centro di Hong Kong.

Conosciute ufficialmente come Harcourt e Connaught Road, le strade sono state battezzate la Piazza degli Ombrelli dai dimostranti, che la utilizzavano per le manifestazioni di massa e in seguito per degli accampamenti più sofisticati.

I gruppi degli studenti – incluso Scolarismo – composti da studenti delle scuole superiori, insieme con la Federazione degli studenti di Hong Kong – che unisce studenti politicamente attivi del college e delle università – hanno iniziato le proteste con un boicottaggio di classe in una zona nota come il Tamar Park, formata da una serie di prati rasati e panchine che offrono ai lavoratori del Governo una pausa di quiete.

Dopo essere stati sgomberati da Tamar Park, comunque, (per permettere ai gruppi pro-Governo di celebrare la Giornata Nazionale della Repubblica Popolare cinese il primo ottobre) si sono spostati un una zona pavimentata fuori dai quartieri generali del Governo.

Il 26 settembre il tutto è sfociato in un’occupazione della ‘Civic Square’, un piazzale degli uffici governativi che un tempo era aperto al pubblico. È stato Joshua Wong, il carismatico leader di Scolarismo, a chiedere che il piazzale venisse riconquistato dalle gente.

È stato arrestato e ha passato più di 40 giorni in custodia cautelare, cosa che ha reso i dimostranti ancora più arrabbiati. Questi ultimi hanno quindi occupato gli sky bridge che collegano il sistema di linea metropolitana ai quartieri generali governativi e mentre il 28 settembre le proteste aumentavano, la polizia iniziava a sparare i gas lacrimogeni.

Questo ha cambiato tutto.

“Appena ho visto le notizie dei gas lacrimogeni, sono uscita allo scoperto. Perché hanno attaccato quegli studenti con gas lacrimogeni?” ha riferito N. L. Chung, 44enne, segretaria presso una scuola superiore, in un’intervista all’Admiralty lo scorso mese.

È stata un tipico esempio di una persona immediatamente politicizzata dai provvedimenti della polizia.

Molti hanno riferito di un’ondata di emozioni alla visione delle immagini dei giovani dimostranti, disarmati, colpiti dagli spray al peperoncino e dai gas lacrimogeni.

“Tutti noi siamo apolitici. Non ci interessava ciò che sarebbe accaduto. Ma è nostro dovere civile proteggere i più vulnerabili”, ha riferito Ed Lau, uno dei dimostranti incaricato di difendere il ‘fronte orientale’ della zona occupata.

Charlez Kwan, 23enne, un allenatore sportivo part-time, era lì il 27 e il 28 settembre. “Ero davvero arrabbiato. Cosa hanno gli studenti? Ombrelli; pellicola trasparente. Ero davvero furioso”.

Ha aggiunto: “I poliziotti erano così sciocchi. Avrebbero potuto formare una linea, respingendo lentamente le persone, invece hanno sparato gas lacrimogeni contro la folla e poi sono rimasti lì”.

Stanley Ha, 29enne, un impiegato, ha avuto un’osservazione di rimprovero simile: “Penso che la polizia sia stata semplicemente troppo dura con gli studenti. Io e il mio amico abbiamo visto la scena ed eravamo molto arrabbiati”.

In decine di migliaia – forse anche più – hanno avuto reazioni simili, ed è iniziata l’occupazione. Quelli che non sapevano granché della lotta per la democrazia sono stati lentamente aggiornati.

Anche coloro che non si trovavano sul posto venivano raggiunti dai volantini, dagli studenti che bussavano alle porte e sottoposti a un’informazione giornaliera sulle notizie sull’occupazione.

PROMESSE DI CONTINUARE

La rimozione di tende e lo sgombero degli studenti porrà fine all’occupazione delle maggiori zone di protesta e, insieme a queste, alla stessa Rivoluzione degli ombrelli.

Gli organizzatori hanno liberamente ammesso che i loro obiettivi erano distanti. “In termini di consapevolezza civile della politica abbiamo fatto enormi progressi”, ha riferito Alex Chow, segretario generale della Federazione di studenti di Hong Kong, in un’intervista con i giornalisti nella zona che un osservatore ha pubblicato su Twitter. “In termini invece di risultati concreti, ovviamente, non è nulla”.

Ma i dimostranti e gli osservatori dicono che la resistenza alle autorità di Hong Kong continuerà. “State solo sgomberando un campo… Non potete sgomberare un’idea!!!”, affermava una nota scritta con gesso colorato sulla carreggiata.

Uno striscione appeso sulle barricate al lato della strada dichiarava: “È solo l’inizio”.

Alle 9:47 di mattina, proprio mentre gli operai edili e la polizia erano pronti per iniziare a sgomberare l’area, i dimostranti hanno lanciato in aria centinaia di piccoli foglietti gialli. Sul lato sinistro si raffigurava un ombrello, il simbolo del movimento. Sul lato destro, in grassetto e in maiuscolo, era scritto: “Torneremo”.

Articolo in inglese: Umbrella Movement Evicted in Hong Kong

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