“Surgelati”, opera a dieci mani per scrittore e gruppo Rock

In un precedente articolo abbiamo parlato dell’antologia poetica  “Sotto il cielo di Lampedusa”, evidenziando come oggi in Italia l’arte che racconta esperienze di migrazione,  fuori dai canoni realistico-giornalistici, sia efficace nel veicolare una nuova cultura e instaurare nuove pratiche, che uniscono gli italiani con chi arriva nel nostro Paese come rifugiato, migrante, clandestino.

Surgelati, reading musicale scritto ed eseguito da Wu Ming 2 e il gruppo marchigiano dei “Contradamerla”, è un’ altra opera che s’inserisce in questo filone. Il pretesto narrativo è un fatto realmente avvenuto, scritto da Giampaolo Paticchio, chitarrista della Contradamerla, per esperienza diretta dell’episodio: un ragazzo curdo venne trovato semi congelato nel porto di Ancona, dopo aver viaggiato da Patrasso dentro un camion frigorifero. “Scongelato” all’ospedale, tenta di ottenere il diritto di asilo in Italia. “Surgelati” narra la sua vicenda in chiave surrealista, usando il volto congelato del ragazzo come metafora di una condizione esistenziale, subita e allo stesso tempo esibita da chi arriva in Italia, per potersi confrontare con la nostra legislazione e la nostra cultura, nella speranza di ottenere il diritto di asilo.

Quali sono i canoni con cui si racconta lo straniero? Rispettarli può influenzare i diritti che potrà ottenere nel nostro paese?

Lo straniero viene raccontato o come vittima, incapace di agire e bisognoso di aiuto, quindi infantilizzato così che qualcuno si prenda cura di lui, oppure come clandestino, incapace di muoversi dentro la nostra cultura, per cui fuorilegge. Questa struttura deriva dalle pratiche che necessitano come le storie di chi richiede asilo in Italia rispondano a certi stereotipi e condizioni perché la pratica vada in porto. Chi lavora con i rifugiati a volte passa ore a calibrare le loro storie per renderle convincenti, i rifugiati stessi che sono riusciti a ottenere l’asilo, scambiano o vendono i loro racconti vincenti a chi è in attesa. Questo riflette l’atteggiamento imperialista dell’Occidente, che rappresenta una grande commissione giudicante col potere di decidere, in base ad accordi e interessi d’affari e politici, da quali Paesi è possibile scappare e venire accolti, e se la tua storia ti permette di essere un rifugiato. In questo processo il richiedente è annullato, tanto che il Paese che lo accoglie, in base agli accordi di Dublino è quello in cui la persona è stata identificata per la prima volta. Quindi il richiedente asilo non puo’ neanche decidere dove stare. [Il protagonista ha pagato un biglietto per l’Inghilterra ma non può muoversi dall’Italia ].

A un certo punto della storia il protagonista si chiede: “Che cosa succede se della mia cultura non ne ho portata abbastanza?”. Qual è il senso di questa domanda?

Volevamo riflettere sulle aspettative eccessive che nutriamo nei confronti dei rifugiati come “passatori di nuova cultura”, anche se loro non ne hanno la minima intenzione. L’arricchimento culturale per alcuni è una giustificazione dell’ingresso di queste persone nella nostra società, ma è un tranello che si sta svelando, così come quello dell’integrazione. Integrarsi nella nostra cultura non realizza l’uguaglianza. L’uguaglianza paradossalmente si realizzerebbe nel momento in cui anche uno straniero, non sentendosi più gli occhi addosso, rubasse come farebbe un italiano un pacchetto di patatine con leggerezza. È una provocazione, naturalmente, per riflettere sul fatto che i programmi di integrazione non rendono queste persone libere di muoversi, le incanalano dentro certi comportamenti e maschere che ci aspettiamo da loro. Atteggiamenti prestabiliti che ci rendono tollerabili gli immigrati o richiedenti asilo.

Se la parola integrazione deve essere superata quale potremmo usare al suo posto?

Integrazione dà l’idea di qualcosa che non è completo, che deve diventare intero per trovare un posto nell’ ingranaggio. Invece è normale per gli esseri umani deviare continuamente dal meccanismo generale, senonché si viene subito identificati come “l’altro”. Chi non è nato in Italia dovrebbe poter ricevere  una proposta differente per rapportarsi con il nostro Paese, per esempio il “diritto all’opacità”, su cui insiste  Édouard Glissant, intellettuale post colonialista della Martinica.

La nostra tendenza culturale è di mettere il privato in pubblico, pensando che questo accresca la conoscenza reciproca e ci renda rispettabili, ma si tratta di un’ illusione, le identità vengono costruite sovrapponendo bisogni, richieste, aspettative ecc., il fondo oscuro e non riducibile di  ognuno vale anche tra i rifugiati che arrivano in Italia. Oltre al fatto che arrivano per motivi diversi ed esigenze diverse, per cui bisognerebbe sostituire il principio della beneficenza con quello del diritto. Finché affermiamo che concediamo qualcosa agli stranieri per beneficenza, neghiamo che si possa avere diritto a riceverlo. È lo stesso principio che fa decidere ai nostri Stati chi può essere accolto perché proviene da una dittatura che hanno riconosciuto e chi no. Come se non fosse legittimo scappare da condizioni di povertà estrema dovute al sistema economico. Bisogna capire il punto di vista dell’altro, chi arriva è un individuo. Ma esistono motivazioni, anche economiche, che hanno interesse a presentare queste persone come incapaci di gestirsi, tutte con gli stessi bisogni a cui noi dobbiamo provvedere. E’ come quando ci arroghiamo il diritto di difendere la natura, la natura siamo noi, come siamo l’ umanità.

“Surgelati”  racconta l’impatto traumatico di chi arriva in Italia e si trova ad affrontare le sue strutture legislative, culturali ed economiche. Inevitabile il conflitto che ne deriva. La scomparsa del sé del ragazzo per farne emergere uno costruito, piuttosto pietistico o abbastanza sottomesso, è raccontata attraverso un linguaggio simbolico e poetico accompagnato da musica rock, seguendo il ritmo delle sue continue domande che infine fanno chiedere a noi stessi: cosa vogliamo che ci raccontino gli stranieri per condividere con loro il sentirci tutti uguali?

A questo link un estratto video di “Surgelati”, opera a dieci mani per scrittore e gruppo Rock.

Video racconto di Contradamerla e Wu Ming 2 sull’opera:

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