Dalla fauna all’acqua, quel gusto del raro che distrugge

[ Antonella Sinopoli, coordinatrice editoriale di Voci Globali, risiede attualmente in Ghana, nella Regione del Volta, per una permanenza di alcuni mesi. Oltre che partecipare da lì alla vita della nostra redazione, contribuisce alla pagina con articoli e aggiornamenti sulla realtà del Paese in cui vive e sul continente africano.]

Raro. Una parola così breve ma così potente. Che da sempre gioca ruolo essenziale non solo nell’immaginario collettivo, ma nelle scelte concrete che cambiano e influenzano la società.

L’essere umano sembra affascinato da tutto ciò che in qualche modo è nuovo, diverso, difficile da trovare. Esotico, nel suo significato più arcano. E comunque che richiama il desiderio di “conoscerlo”, entrarne in possesso.

È per questo che è nato il circo, fin dai tempi degli Egizi: custodire e mostrare qualcosa di magnifico, per averne onore o gloria. Ma è così che nelle gabbie e nei recinti sono entrati anche esseri umani. Uomini “strani”, semplicemente per il colore della pelle, per le abitudini di vita, per caratteristiche fisiche. Da mostrare, come oggetti rari, e farne merce di scambio. In denaro naturalmente. Negli zoo umani c’erano schiavi, ex schiavi, persone private di identità e strappate dalla propria terra, buoni per essere osservati, studiati, toccati con timore o maltrattati con derisione.

E poi c’erano gli “strani” più famosi di tutti, che giravano il mondo e della loro diversità facevano un mestiere. Gli chiamavano freaks, nati per stupire, per ammaliare, per divertire. Per impaurire, anche. Il circo Barnum dei freaks fece una delle sue principali attrazioni. Brutti elementi della natura che sapevano però attirare più di un essere “normale” dotato di talento. Ma nella nostra etica società sono davvero spariti i freaks? O non vengono mostrati con un’altra copertina? Come quelle trasmissioni tv che presentano casi di persone con rare malattie genetiche, casi di gemelli siamesi “stranamente” uniti e via discorrendo.

 

Millie & Christine McCoy, l'usignolo con due teste. Dall'album di Paul Townsend su Flickr, licenza CC.
Millie & Christine McCoy, l'usignolo con due teste. Dall'album di Paul Townsend su Flickr, licenza CC.

L’uomo ha bisogno di correre a cercare e vedere cose rare, così da potersene impossessare… e distruggere. Nella corsa al raro, ci sono le collezioni d’arte, i saccheggi dei secoli scorsi alle popolazioni colonizzate, la caccia grossa.

E non è un paradosso che l’Africa, dove milioni di animali esotici sono stati deportati su altri continenti, ora abbia un numero tanto elevato di zoo e riserve? Sì perché le rarità, come sta diventando la fauna africana, vanno tenute sotto teca. O nei recinti appunto. E che importa se poi, per caso, degli orsi polari siano lì a soffrire e rischiare la vita nel caldo opprimente di uno zoo sudafricano. Non è questione di clima, di habitat o, semplicemente, di logica. È questione di possesso. Possedere qualcosa di raro, non comune, in via di estinzione.

Come i leoni, per esempio. Una volta padroni della loro casa. Oggi quasi totalmente estinti nell’Africa occidentale. Ne rimangono 250 esemplari adulti e 150 piccoli. Ma mentre la fauna africana si gioca il futuro, crescono di pari passo le organizzazioni che lottano per la tutela e la salvaguardia delle specie e dei territori e quelle che organizzano cacce agli esemplari rari. Come questo in Ghana che invita a partecipare a battute alla piccola, quasi invisibile nel bush, antilope reale. Neanche si trattasse della tigre del bengala! Ma tutto fa gola, purché si tratti, appunto, di merce rara.

 

Giovane leone, foto di Philipp Henschel ripresa da ecologie.blog.lemonde.fr
Giovane leone, foto di Philipp Henschel ripresa da ecologie.blog.lemonde.fr

E merce rara sta diventando quella che offre il nostro pianeta. In una ricerca sui Limiti dello Sviluppo, si sottolinea che “la Terra non è infinita né come serbatoio di risorse (terra coltivabile, acqua dolce, petrolio, gas naturale, carbone, minerali, metalli, ecc.) né come discarica di rifiuti” E che “la crescita della popolazione industriale comporta sia il consumo delle risorse, sia l’inquinamento”.

E più rara è la merce più frettolosi e avidi sono i tentativi di accaparrarsela. Per profitto, più che altro. La popolazione umana continua a crescere ad un ritmo vertiginoso. E cresce anche l’incapacità di gestire in modo solidale e sostenibile i nostri beni e risorse. Visto che per impossessarci del petrolio danneggiamo il territorio, e avveleniamo l’ambiente per produrre di più e più velocemente. E visto che anche l’acqua è ormai fattore di guerre. Per non parlare di quelle provocate dalla presenza dei diamanti sul territorio, diamanti che saranno presentati e venduti come i più rari.

In questo contesto mettiamoci anche i cambiamenti climatici, non anomali, ma causati dall’uomo e poi domandiamoci se siamo davvero al punto di non ritorno. Cominciato dal desiderio di possedere qualcosa (o qualcuno) di raro.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista e blogger su Ghanaway. Si interessa e scrive di Africa, diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *