Netizen Report: governi di India e Mozambico contro le email “offensive”

[Traduzione di Silvia Micali dal post originale pubblicato su Global Voices Advocacy.]

Il Netizen Report di Global Voices Advocacy offre un’istantanea internazionale sulle sfide, le vittorie e le tendenze emergenti in materia di diritti online in tutto il mondo. Il rapporto di questa settimana comincia parlando della legislazione che riguarda i messaggi definiti “fastidiosi” e “offensivi” in India e in Mozambico.


Mercato a Maputo, Mozambico, con cartellone di telefonia cellulare. Foto di AmigoDia via Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.5)
Mercato a Maputo, Mozambico, con cartellone di telefonia cellulare. Foto di AmigoDia via Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.5)

La maggior parte delle persone non apprezza le e-mail fastidiose, ma ciò significa che queste dovrebbero essere criminalizzate? Noi pensiamo di no. La prossima settimana, la Corte Suprema dell’India terrà un’udienza in merito alle diverse petizioni che sfidano la costituzionalità delle modifiche apportate all’Information Technology Act del 2008. Tra queste citiamo l’articolo 66A, in base alla quale e-mail e messaggi ritenuti “gravemente offensivi” o che causano “fastidio o disturbo” sono da ritenersi illegali.

Nel frattempo, le autorità del Mozambico stanno proponendo una legge che criminalizzerebbe messaggi di testo, e-mail e altre comunicazioni online ritenute “offensive” o “minacce alla sicurezza dello Stato.” Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge, che ora deve passare al Parlamento. Il ministro della Scienza e della Tecnologia Louis Pelembe ha fatto notare che i messaggi SMS hanno creato “un sacco di agitazione” in Mozambico negli ultimi anni. Gli osservatori interpretano questa affermazione come un riferimento alle Rivolte del Pane del 2010, in cui sono state organizzate, in gran parte attraverso messaggistica SMS, manifestazioni di massa contro l’aumento dei costi di pane, acqua, e altri beni di prima necessità.

Sorveglianza: stop a FinFisher in Pakistan?

In un caso che è rimasto sospeso per più di un anno, Shahzad Ahmad, presidente dell’organizzazione pakistana Bytes for All, si è presentato all’Alta Corte di Lahore per contestare il presunto uso illecito del software di sorveglianza FinFisher da parte della Pakistan Telecommunications Authority. L’avvocato di Ahmad, Yasser Latif Hamdani, si è quindi rivolto alla Corte per richiedere che ne sia vietato l’uso nel Paese. Il caso si basa su un’ampia ricerca condotta dall’University of Toronto Citizen Lab, che ha meticolosamente illustrato come FinFisher, conosciuto anche come FinSpy e solitamente installato tramite virus trasmessi come allegati e-mail o link, sia stato distribuito in più di 30 Paesi. Lo spyware permette ai suoi utenti di accedere a tutte le informazioni memorizzate e monitorare anche le comunicazioni criptate su un dispositivo infetto. In questo modo è possibile registrare combinazioni di tasti e conversazioni di Skype e attivare a distanza telecamere e microfoni.

La Repubblica del Kosovo potrebbe lanciare presto un programma di sorveglianza di massa, nel frattempo il suo ministro per l’Integrazione europea si prepara a presentare la prima bozza di una legge di sorveglianza dinanzi al Parlamento. Il progetto di legge fa riferimento a varie misure per trattenere le comunicazioni di metadati, ma non spiega in che termini, in caso, le autorità competenti possano decidere di raccogliere e memorizzare i dati di un determinato utente. Gli attivisti digitali e gli utenti di Twitter stanno discutendo e criticando il disegno di legge sotto l’hashtag #StopSurveillanceinKS.

L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha lanciato il database NSA Documents, una raccolta di documenti della National Security Agency svelati da Edward Snowden. L’ACLU spera che il database, il cui testo è liberamente consultabile, possa servire come strumento utile nella causa che intende giudicare il governo degli Stati Uniti responsabile per la sorveglianza di massa di cittadini innocenti in tutto il mondo.

Libera espressione: il governo zambiano cerca di frenare i pettegolezzi online

I funzionari del governo zambiano hanno annunciato l’intenzione di proporre una legge per far fronte all'”abuso di Internet” e alla criminalità informatica, oltre a un presunto problema “gossip” tra i media locali. Il ministro dell’Informazione Joseph Katema dichiara che la popolazione zambiana di alcune aree è “affamata” di informazioni credibili poiché alcuni media online e altre pubblicazioni spendono il loro tempo a “diffondere falsità” a scapito di un reporting accurato e basato su fatti reali. Alcuni sostenitori dei media indipendenti, tuttavia, temono che la legge codificherà le numerose tattiche di intimidazione tecnica e di censura che il partito al governo, il Patriotic Front, ha utilizzato contro siti di indagine multimediale indipendenti quali Zambia Report e Zambia Watchdog.

Dopo la rielezione del primo ministro Tayyip Erdoğan la scorsa settimana, l’agenzia turca per la regolamentazione delle telecomunicazioni ha ripristinato l’accesso a Twitter. La Corte Costituzionale del Paese ha stabilito che bloccare il sito era una violazione illegale della libertà di espressione. Nel frattempo, la Gölbaşı Criminal Court, che ha imposto un blocco su YouTube a fine marzo, ha stabilito che questo dovrebbe essere limitato a 15 video specifici sulla piattaforma, ma la proposta è stata contestata dalla procura locale. Per ora, il sito rimane completamente bloccato.

Privacy: progetto USAID di una “Primavera Cubana” svelato e poi cancellato.

Associated Press ha recentemente riferito che l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) avrebbe creato a Cuba una versione di Twitter basata sulla messaggistica SMS al deliberato scopo di promuovere “il cambiamento democratico” e spingere i Cubani a indurre una rivolta sociale nel Paese. Anche se il progetto non era “nascosto” in termini americani, non è stato tuttavia trasparente. Gli operatori del programma, dopo essersi procurati circa 500.000 numeri di telefono cellulare, hanno avviato una messaggistica di massa senza che i proprietari avessero dato il loro consenso o ne avessero piena conoscenza, procedendo poi a monitorare e analizzare il contenuto delle comunicazioni degli abbonati, una violazione evidente della dottrina internazionale dei diritti umani.

I funzionari di USAID hanno difeso il programma di fronte alle dure critiche da parte dei sostenitori dei diritti di Internet, i media, e molti senatori statunitensi che accusano USAID di non avere reso sufficientemente nota la natura clandestina del programma.

Internet Governance: una vittoria per la neutralità della Rete in Europa

Il Parlamento europeo ha adottato il regolamento sul mercato unico delle telecomunicazioni: ciò si prefigura come una svolta storica nella protezione della neutralità della rete nell’Unione Europea. Felix Treguer, co-fondatore dell’associazione francese La Quadrature du Net e fautore di importanti emendamenti nel sostegno al Regolamento, ha applaudito la decisione del Parlamento, avvertendo però i sostenitori di “rimanere vigili … ora che il testo passa al Consiglio dell’Unione Europea, dove molti governi nazionali cercheranno di minare le disposizioni della Net Neutrality, in modo da favorire le proprie comunicazioni.”

L’amministratore delegato di ICANN, Fadi Chehade, ha affermato che l’intenzione del governo USA di abbandonare la supervisione di ICANN non consentirà a Paesi come la Cina e la Russia di “dirottare Internet.” Piuttosto, la supervisione di ICANN, che gestisce i nomi di dominio di Internet e il sistema di numerazione, sarà ceduta a un meccanismo “multi-stakeholder” globale che dovrà essere sviluppato dalla comunità ICANN. I membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, che sembrano non avere familiarità con l’ICANN e la natura infrastrutturale di Internet nel suo complesso, stanno cercando di contestare la decisione attraverso la proposta di una nuova legislazione.

L’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni ha lanciato il Global Cybersecurity Index, una classifica delle normative di sicurezza informatica dei diversi Paesi. Un documento di inquadramento concettuale spiega la metodologia della classifica.

Pubblicazioni e studi
Who Governs the Internet? Implications for Freedom and National Security – Sunil Abraham, Centre for Internet and Society.
Government Surveillance and the Right to Privacy, presentato all’United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights – Center for Democracy and Technology
Libertà di espressione in Africa orientale – Article 19

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